Lo studio della architettura costruttiva è la prima attività che si affronta nello sviluppo del progetto ed essa interagisce a lungo soprattutto con il dimensionamento funzionale. La definizione della architettura costruttiva assume però un diverso peso, se si progetta la realizzazione di una macchina isolata o di una gamma di macchine simili. -Nel caso di macchine isolate oppure di pezzi unici, lo studio dell’architettura costruttiva ammette in genere molte soluzioni in grado di soddisfare le esigenze funzionali ed i vincoli tecnologici, quindi è sempre possibile ed auspicabile un approccio allo studio della forma nel senso del design. Per rendere interessante una forma si enfatizzano luoghi comuni e si sollecitano percezioni istintive inconsapevoli, nel caso delle macchine si devono interpretare in chiave antropica delle esigenze strutturali o funzionali. La sintesi non è facile, si rischia di produrre effetti ridicoli o ripercussioni sulla funzionalità, servono idee e talento.  Nel progetto di macchine, più che in altri settori, la ricerca estetica non può essere fine a se stessa, il valore dell’oggetto è in gran parte assegnato sulla base di criteri oggettivi, spesso cogenti come la sicurezza di utilizzazione, l’affidabilità ed i costi sia economici che energetici dell’intero ciclo di vita, il rendimento e così via. Il fatto che una macchina sia anche bella a vedersi è una conseguenza della accuratezza con la quale è stato raggiunto l’equilibrio tra forma e funzionalità, in definitiva cioè, da quante possibili soluzioni dello stesso problema sono state prese in considerazione. -Nel caso invece della progettazione di una gamma di macchine i vincoli crescono esponenzialmente così che le architetture costruttive possibili, si riducono drasticamente. Quando molti parametri interagiscono, i vincoli si combinano e si propagano in modo difficilmente prevedibile, il progetto deve essere lasciato “evolvere” verso la migliore soluzione, qualsiasi forzatura porterebbe verso un ramo secco. Il miglior connubio tra forma e funzionalità viene raggiunto quando ogni superficie, ogni volume, ogni appendice diventa indispensabile e si trova in equilibrio con tutto ciò con cui confina. Solo in questo caso la forma della macchina è percepita da chiunque come gradevole, sia da parte di un osservatore che ignora persino la sua utilità sia da parte di un addetto ai lavori. Sorprende che pur essendo l’efficienza energetica, l’unico parametro da prendere in considerazione scegliendo tra macchine di pari funzionalità, se la macchina ha un mercato e viene esposta, il punto di vista antropico prende subito il sopravvento e la forma diventa una delle discriminanti principali. L’elaborazione inconscia, inevitabile osservando una forma induce atteggiamenti mentali e consapevolezze non ragionate; ciò che viene percepito come esteticamente gradevole è istintivamente considerato migliore e spesso effettivamente lo è. In vetrina alcune realizzazioni nelle quali lo studio della forma o meglio, della architettura costruttiva che l’ha generata, ha assorbito bene le esigenze funzionali ed esaltandole ha restituito oggetti esteticamente significativi